Lungo la strada da Aleppo a Damasco si passa per Hama famosa per le norie, ruote idrauliche di legno grandi sino a 20m di diametro che da secoli caratterizzano la città sin dal V sec. d.C. Delle 30 esistenti ce ne sono ancora 17 in funzione visibili in varie zone della città. Molto interessante è anche il Palazzo degli Artisti, ha sede in un ex-khan (locanda) che ospita laboratori di fortuna e spazi espositivi per gli artisti locali, con opere in vendita.
Siamo arrivati al giorno del trasferimento dalla Siria alla Giordania. La guida con l'autista ci vengono a prendere dal Meridien e si fermano per la prima volta a Bosra, una cittadina siriana caratterizzata dai resti romani. In particolare il teatro di Bosra è probabilmente quello meglio conservato al mondo. Grazie alla fortificazione esterna, è rimasto praticamente intatto sia nella scena, completa di colonne, camerini, ecc. che nella platea, che ancora contiene sino a 15.000 spettatori per gli spettacoli che si realizzano per festival e rassegne. A Bosra scatta anche lo shopping in una casa privata: il vestito ricamato molto carino che si vede nella foto.
Arriva il momento dell'ultima notte a Damasco (col prossimo post siamo in Giordania). Il nostro agente siriano ci porta a cena in un ristorante della città vecchia con musica dal vivo e lo spettacolo dei dervisci rotanti, una forma di danza e preghiera insieme. Poi andiamo sulla collina, molto animata con bar e locali, a guardare le 1000 luci di Damasco. Si distinguono i vari hotel (tra cui Le Meridien e il nuovissimo Four Season), la moschea e altri monumenti illuminati.
Apamea, con i suoi 2 km di colonne romane (cardo), è una delle meraviglie della Siria. La città di Apamea (Afamia, anticamente) costruita con granito grigio è posta su una collina erbosa affacciata sulla pianura di Al-Ghab. E' stato piuttosto difficile trovare il sito ma, al secondo tentativo, ce l'abbiamo fatta e ... ne valeva la pena! Fondata da Seleuco I all'inizio del III secolo a.C. divenne un importante centro commerciale toccando i 500.000 abitanti all'epoca della visita di Marc'Antonio con Cleopatra.

Suq di Aleppo - venditori di tappeti
Ad Aleppo partecipiamo alla più classica delle negoziazioni nella bottega di un venditore di tappeti. Ci mostra almeno un'ottantina di tappeti di tutti i tipi dicendoci di scartare quelli che non piacciono per lasciare quelli graditi. Durante la negoziazione ci chiede di noi, ci racconta di sè, ci offre un paio di tisane e si continua. Dopo varie scremature si arriva a una decina di tappeti: i preferiti. Lasciamo il posto alla metà: i cinque preferiti in assoluto. Chiediamo i prezzi: da 800 a 300€. Noi, però, non ci intendiamo e non vogliamo pesi e ingombri dato che dobbiamo ancora partire per la Giordania e poi tornare in Italia. Ma il venditore è disperato: scende di 50€, 30€, 20€ alla volta. Quando ci alziamo dicendo che ci avremmo pensato gioca il tutto per tutto: ci darebbe il tappeto da 800 a soli 250€ ... a quel punto ce ne andiamo ancor più conviti di aver fatto un affare e un po' innervositi per non aver avuto il coraggio di contrattare così tanto anche dal venditore di collane di argento (speriamo) e pietre (mah !?) precedente. Nei paesi arabi c'è tutta un'arte della negoziazione: quando sparano 50 bisogna ribattere 20 e andare avanti per aggiustamenti successivi ... adesso lo sappiamo ...
La Cittadella di Aleppo è posta su un'altura all'estremità occidentale del suq. Le prime fortificazioni, opera dei seleucidi (nel 350 a.C.) sono state più volte rivedute e corrette: dai musulmani durante le crociate (XII secolo) e dai mamelucchi (1250-1500 d.C.). Sono molto belli i portali d'ingresso, cinque disposti ad angolo retto tra loro con tre porte rivestite d'acciaio e decorati con sculture di draghi e leoni - formidabile barriera contro gli aggressori.
Aleppo è dedita ai commerci sin dai tempi dei romani e conserva ancora quell'atmosfera di città indaffarata che la caratterizza da secoli. La voce delle strade segue il ritmo di tanti suoni e odori diversi, tipici del suq (il più vivace e meno turistico di tutto il medio oriente), con bancarelle cariche di spezie, saponi e kebab.
Ecco un'immagine delle donne di Aleppo in giro per acquisti ... purtroppo coperte dalla testa ai piedi, a volte anche con i guanti e con un velo nero davanti agli occhi che sollevavano per un attimo nel momento in cui dovevano vedere le vetrine o attraversare la strada. Le differenze dipendevano dalla città (ad Aleppo molto più che a Damasco mentre a Lattakia sembrava di essere in occidente) e dall'età (le bambine sono libere, le ragazze iniziano ad indossare un fazzoletto colorato e una giacca informe che copra le forme mentre le donne sono interamente velate di nero - ci hanno detto che in realtà sono donne iraniane, non siriane). Le donne siriane riempiono negozi di cosmetici e di biancheria intima talmente sexy da essere improbabile ... il concetto in sè è romantico: essere desiderabili soltanto per il proprio uomo nell'intimità. Sempre che sia un desiderio anche della donna, che comunque possa accedere agli studi, al lavoro e alle medesime opportunità degli uomini. Si spera ...
Eccoci nel giardino interno del Beit Wakil, io davanti alla fontana mentre Fabio davanti alla porta della nostra stanza. Il Beit Wakil è un piccolo boutique hotel inaugurato nel 1998 nel quartiere di Jdeida di Aleppo. Si tratta di una casa del XVIII secolo splendidamente restaurata con stanze semplici e squadrate e bagni in pietra con fonti recuperate da antichi hammam. Nel secondo cortile c'è il bar-ristorante, tra i migliori di Aleppo, dove abbiamo mangiato un ottimo kebab alle ciliegie ad un prezzo veramente bassissimo (800 lire siriane). Per fortuna ad Aleppo una nuova classe di investitori e imprenditori locali ha utilizzato i propri capitali per recuperare in modo ineccepibile alcuni dei meravigliosi palazzi di Aleppo, considerati Patrimonio dell'Umanità, che ospitano ristoranti e hotel di nuova generazione e promettono di riportare in città un po' di antico splendore.
Intorno ad Aleppo ci sono le cosiddette Città Morte, un gruppo di antiche città fantasma sparse tra le colline calcaree e gli uliveti. Sono 600 diversi siti, da singoli monumenti a villaggi interamente conservati, con tanto di case, chiese, bagni e torchi per la produzione di olio e vino. Non si sa per quale motivo vennero abbandonate da un giorno all'altro, sembra quasi di vedere gli abitanti uscire dalle loro case per invitarci a bere una tisana. Nella foto sono con la nostra mini-guida Mohammed (un ragazzino biondino di 13 anni che conosceva due parole di inglese con la maglietta di Ronaldhino) che ci ha visti un po' imbranati davanti alla tomba di Al Bara. Senza di lui non saremmo mai riusciti a trovare i ruderi di due città morte: Al Bara e Serjilla, sparsi qua e là tra la vegetazione.
Siamo a Lattakia, località di mare tipo Rimini in Italia. Nei locali, di stile occidentale con musica e schermi piatti, le ragazze, in gruppo senza uomini, non indossano veli neri e giacche informi ma jeans e magliette stretch. Per il resto è solo un posto dove dormire prima di ripartire per Aleppo. Dormiamo a Le Meridien che è completamente pieno (è sabato) di arabi in vacanza. Questo si nota a colazione col buffet preso d'assalto.
Tartus è il secondo porto della Siria, piccola e tranquilla cittadina con compatte rovine della città vecchia (Tortosa all'epoca dei crociati) in un'affascinante dedalo di stradine. La Cattedrale di Nostra Signora di Tortosa, costruita dai crociati nel XII secolo, è in parte cattedrale, in parte fortezza. Tra il lungomare (con lavori in corso per la costruzione di un albergo di lusso) e Sharia al-Khandek ci sono resti delle vecchie mura. Dopo pranzo a base di pesce (piuttosto caro) nella sala a volta interna del Cave (Corniche al-Bahr), una passeggiata ci ha mostrato dei disegni di tradizioni locali e con l'immancabile foto del Presidente Assad.

Krak du Chevalier, probabilmente il più bel castello crociato del mondo, straordinariamente ben conservato, è una delle principali attrattive della Siria.
I
Dopo l'incontro con una bimba beduina, è quasi il tramonto e andiamo in auto sino al castello: il punto perfetto per osservare tutte le rovine di Palmira al tramonto. Dalla Lonely Planet: "Palmira, il luogo di interesse storico principale della Siria, è un'oasi in mezzo al deserto, con il fiume Oronte che scorre a ovest e il fiume Eufrate a est. La sensazione del nulla che sembra circondare l'oasi è quanto mai ingannevole. Il deserto della regione nord-orientale della Siria è punteggiato di antichi siti di grande importanza archeologica e di una bellezza sorprendente. Inoltre, nessuno spettacolo è più suggestivo delle rovine di Palmira che si stagliano sullo sfondo dell'alba o del tramonto."
Gli scavi di Palmira sono vastissimi! Arriviamo nel pomeriggio, distrutti dalla nottata precedente, e per prima cosa visitiamo il Tempio di Bel. Nella foto uno dei due magnifici soffitti: il settentrionale con una cupola con busti di divinità e i 12 segni dello zodiaco mentre il meridionale con un motivo circolare di foglie d'acanto con anello a motivi geometrici e cassettoni esagonali.
L'arco monumentale dà il via al lunghissimo colonnato di Palmira. La città era tappa fondamentale delle carovane che trasportavano merci dall'Oriente all'Occidente e viceversa e si arricchiva dai pedaggi. Caduta in rovina quando le rotte sono cambiate, adesso campa sul turismo e si sta ingrandendo sempre più. Scavi così estesi ed interessanti sono rari da trovare.

Siria - verso Palmyra
Dopo la mondanità della sera precedente (tornati in albergo alle 3.00 abbastanza ubriachi) siamo distrutti e ci attende la prima giornata di guida in Siria.
Torniamo in albergo perchè è venerdì e tutto chiude implacabilmente. Passano a prenderci dal Meridien Sana'a (un'altra ragazza e le sue amiche mai viste prima!). Si va al Casablanca, uno dei ristoranti più VIP di Damasco, nella città vecchia. C'è musica dal vivo e una delle canzoni più popolari è ... indovinate un po' !? Non è Eros, troppo facile. E' TOTO CUTUGNO con L'ITALIANO che i siriani conoscevano a memoria ! Pazzesco !
Ecco una commensale del Casablanca di Damasco alle prese con una sexissima danza del ventre intorno al suo partner. L'uomo osserva e si limita a battere le mani una tantum. In primo piano il fratellino di Sana'a, simpaticissimo ! Alla faccia delle abitudini musulmane: a cena ci siamo scolati 4 bottiglie di vino in 6. E la serata non finisce al Casablanca ...
... perchè si avanza di qualche metro per entrare al Piano Bar. Scendono dall'alto delle nacchere e si balla e fa casino sulle note di musiche arabe ... sorseggiando un Cuba Libre mentre il fratello di Sana'a beve solo vodka liscia (anche a cena). Anche qui l'ospitalità siriana si fa sentire: non riusciamo a pagarci la nostra cena e neanche a ricambiare offrendo un drink al Piano Bar. E siamo anche riaccompagnati a casa. Inshallah !
La splendida Moschea degli Omayyadi a Damasco è uno dei più maestosi monumenti dell'Islam e il più grande edificio religioso della Siria. Un lato dell'ampio cortile pavimentato in pietra calcarea bianca è occupato dalla facciata della sala di preghiera, decorata da magnifici mosaici in oro, al centro la fontana delle abluzioni, quadrata col pulpito dal baldacchino di legno.
Per entrare nella moschea ho dovuto indossare un mantello color kaki completo di cappuccio. L'usanza del velo islamico è molto strana: dipende dalla località, dall'estrazione culturale, dall'età (vedi post di Aleppo).
Eccoci a pranzo da Haretna, un nuovo locale di Damasco vicino Bab Toumà di un amico di Fady e Alma. Lavorano entrambi, hanno due figli e sono di religione cattolica. Ci fanno assaggiare tante pietanze tipiche: mezze (antipasti a base di verdure: humus di ceci o di melanzane, olive, patatine, ecc.) e carne (pollo e agnello arrosto e/o allo spiedo) e offrono loro il pranzo. In Siria l'ospitalità è sacra! Fady tifa per il Milan e adora l'Italia. Quando gli dico che sembra italiano è al settimo cielo! La seconda foto è scattata al Kan Zaman di Aleppo: un kebab coperto di mandorle, l'humus e il tipico pane arabo non lievitato.
Sono quasi le 14.00 e dobbiamo vederci con la coppia di ragazzi siriani conosciuti via web, Fady e Alma, alla porta est della città vecchia di Damasco: Bab Toumà. Nelle stradine c'è un mare di gente: ragazzi che escono da scuola e negozi che chiudono a breve (è venerdì, inizia la festa) e un traffico pazzesco di auto, taxi e bus (tipo questo, decorato come in America Latina) che strombazzano, inquinamento, ecc.
... e che porta ! A cui si accede al cortile di Beit Aqqad, abbellito da favolose decorazioni in pietra intarsiata - sembra quasi di entrare in uno di quegli elaborati scrigni in vendita nel suk di Damasco!
Ancora dalla Lonely Planet:"Dietro a facciate anonime, i visitatori europei ammutolivano di fronte a pareti e soffitti affrescati e rivestiti di pannelli lignei dorati, lampadari in vetro colorato, pavimenti a mosaico e in marmo con intarsi di madreperla, fontane interne e giardini rigogliosi di buganvillee, aranci e limoni."





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