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Archivio Aprile 2006

Beit Wakil ad Aleppo

30
apr 2006
di lauradb

 

Eccoci nel giardino interno del Beit Wakil, io davanti alla fontana mentre Fabio davanti alla porta della nostra stanza. Il Beit Wakil è un piccolo boutique hotel inaugurato nel 1998 nel quartiere di Jdeida di Aleppo. Si tratta di una casa del XVIII secolo splendidamente restaurata con stanze semplici e squadrate e bagni in pietra con fonti recuperate da antichi hammam. Nel secondo cortile c'è il bar-ristorante, tra i migliori di Aleppo, dove abbiamo mangiato un ottimo kebab alle ciliegie ad un prezzo veramente bassissimo (800 lire siriane).  Per fortuna ad Aleppo una nuova classe di investitori e imprenditori locali ha utilizzato i propri capitali per recuperare in modo ineccepibile alcuni dei meravigliosi palazzi di Aleppo, considerati Patrimonio dell'Umanità, che ospitano ristoranti e hotel di nuova generazione e promettono di riportare in città un po' di antico splendore.

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Intorno ad Aleppo ci sono le cosiddette Città Morte, un gruppo di antiche città fantasma sparse tra le colline calcaree e gli uliveti. Sono 600 diversi siti, da singoli monumenti a villaggi interamente conservati, con tanto di case, chiese, bagni e torchi per la produzione di olio e vino. Non si sa per quale motivo vennero abbandonate da un giorno all'altro, sembra quasi di vedere gli abitanti uscire dalle loro case per invitarci a bere una tisana. Nella foto sono con la nostra mini-guida Mohammed (un ragazzino biondino di 13 anni che conosceva due parole di inglese con la maglietta di Ronaldhino) che ci ha visti un po' imbranati davanti alla tomba di Al Bara. Senza di lui non saremmo mai riusciti a trovare i ruderi di due città morte: Al Bara e Serjilla, sparsi qua e là tra la vegetazione.

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Siamo a Lattakia, località di mare tipo Rimini in Italia. Nei locali, di stile occidentale con musica e schermi piatti, le ragazze, in gruppo senza uomini, non indossano veli neri e giacche informi ma jeans e magliette stretch. Per il resto è solo un posto dove dormire prima di ripartire per Aleppo. Dormiamo a Le Meridien che è completamente pieno (è sabato) di arabi in vacanza. Questo si nota a colazione col buffet preso d'assalto.

 

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Tartus (Siria)

29
apr 2006
di lauradb

Tartus è il secondo porto della Siria, piccola e tranquilla cittadina con compatte rovine della città vecchia (Tortosa all'epoca dei crociati) in un'affascinante dedalo di stradine. La Cattedrale di Nostra Signora di Tortosa, costruita dai crociati nel XII secolo, è in parte cattedrale, in parte fortezza.  Tra il lungomare (con lavori in corso per la costruzione di un albergo di lusso) e Sharia al-Khandek ci sono resti delle vecchie mura. Dopo pranzo a base di pesce (piuttosto caro) nella sala a volta interna del Cave (Corniche al-Bahr), una passeggiata ci ha mostrato dei disegni di tradizioni locali e con l'immancabile foto del Presidente Assad.

 

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Krak du Chevalier, probabilmente il più bel castello crociato del mondo, straordinariamente ben conservato, è una delle principali attrattive della Siria.

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I

Dopo l'incontro con una bimba beduina, è quasi il tramonto e andiamo in auto sino al castello: il punto perfetto per osservare tutte le rovine di Palmira al tramonto. Dalla Lonely Planet: "Palmira, il luogo di interesse storico principale della Siria, è un'oasi in mezzo al deserto, con il fiume Oronte che scorre a ovest e il fiume Eufrate a est. La sensazione del nulla che sembra circondare l'oasi è quanto mai ingannevole. Il deserto della regione nord-orientale della Siria è punteggiato di antichi siti di grande importanza archeologica e di una bellezza sorprendente. Inoltre, nessuno spettacolo è più suggestivo delle rovine di Palmira che si stagliano sullo sfondo dell'alba o del tramonto."

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Gli scavi di Palmira sono vastissimi! Arriviamo nel pomeriggio, distrutti dalla nottata precedente, e per prima cosa visitiamo il Tempio di Bel. Nella foto uno dei due magnifici soffitti: il settentrionale con una cupola con busti di divinità e i 12 segni dello zodiaco mentre il meridionale con un motivo circolare di foglie d'acanto con anello a motivi geometrici e cassettoni esagonali.

L'arco monumentale dà il via al lunghissimo colonnato di Palmira. La città era tappa fondamentale delle carovane che trasportavano merci dall'Oriente all'Occidente e viceversa e si arricchiva dai pedaggi. Caduta in rovina quando le rotte sono cambiate, adesso campa sul turismo e si sta ingrandendo sempre più. Scavi così estesi ed interessanti sono rari da trovare.

 

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Siria - verso Palmyra
Dopo la mondanità della sera precedente (tornati in albergo alle 3.00 abbastanza ubriachi) siamo distrutti e ci attende la prima giornata di guida in Siria.

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Torniamo in albergo perchè è venerdì e tutto chiude implacabilmente. Passano a prenderci dal Meridien Sana'a (un'altra ragazza e le sue amiche mai viste prima!). Si va al Casablanca, uno dei ristoranti più VIP di Damasco, nella città vecchia. C'è musica dal vivo e una delle canzoni più popolari è ... indovinate un po' !? Non è Eros, troppo facile. E' TOTO CUTUGNO con L'ITALIANO che i siriani conoscevano a memoria ! Pazzesco !

Ecco una commensale del Casablanca di Damasco alle prese con una sexissima danza del ventre intorno al suo partner. L'uomo osserva e si limita a battere le mani una tantum. In primo piano il fratellino di Sana'a, simpaticissimo ! Alla faccia delle abitudini musulmane: a cena ci siamo scolati 4 bottiglie di vino in 6. E la serata non finisce al Casablanca ...

... perchè si avanza di qualche metro per entrare al Piano Bar. Scendono dall'alto delle nacchere e si balla e fa casino sulle note di musiche arabe ... sorseggiando un Cuba Libre mentre il fratello di Sana'a beve solo vodka liscia (anche a cena). Anche qui l'ospitalità siriana si fa sentire: non riusciamo a pagarci la nostra cena e neanche a ricambiare offrendo un drink al Piano Bar. E siamo anche riaccompagnati a casa. Inshallah !

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La splendida Moschea degli Omayyadi a Damasco è uno dei più maestosi monumenti dell'Islam e il più grande edificio religioso della Siria. Un lato dell'ampio cortile pavimentato in pietra calcarea bianca è occupato dalla facciata della sala di preghiera, decorata da magnifici mosaici in oro, al centro la fontana delle abluzioni, quadrata col pulpito dal baldacchino di legno.

Per entrare nella moschea ho dovuto indossare un mantello color kaki completo di cappuccio. L'usanza del velo islamico è molto strana: dipende dalla località, dall'estrazione culturale, dall'età (vedi post di Aleppo).

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Eccoci a pranzo da Haretna, un nuovo locale di Damasco vicino Bab Toumà di un amico di Fady e Alma. Lavorano entrambi, hanno due figli e sono di religione cattolica. Ci fanno assaggiare tante pietanze tipiche: mezze (antipasti a base di verdure: humus di ceci o di melanzane, olive, patatine, ecc.) e carne (pollo e agnello arrosto e/o allo spiedo) e offrono loro il pranzo. In Siria l'ospitalità è sacra! Fady tifa per il Milan e adora l'Italia. Quando gli dico che sembra italiano è al settimo cielo! La seconda foto è scattata al Kan Zaman di Aleppo: un kebab coperto di mandorle, l'humus e il tipico pane arabo non lievitato.

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Sono quasi le 14.00 e dobbiamo vederci con la coppia di ragazzi siriani conosciuti via web, Fady e Alma, alla porta est della città vecchia di Damasco: Bab Toumà. Nelle stradine c'è un mare di gente: ragazzi che escono da scuola e negozi che chiudono a breve (è venerdì, inizia la festa) e un traffico pazzesco di auto, taxi e bus (tipo questo, decorato come in America Latina) che strombazzano, inquinamento, ecc.

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 ... e che porta ! A cui si accede al cortile di Beit Aqqad, abbellito da favolose decorazioni in pietra intarsiata - sembra quasi di entrare in uno di quegli elaborati scrigni in vendita nel suk di Damasco!

Ancora dalla Lonely Planet:"Dietro a facciate anonime, i visitatori europei ammutolivano di fronte a pareti e soffitti affrescati e rivestiti di pannelli lignei dorati, lampadari in vetro colorato, pavimenti a mosaico e in marmo con intarsi di madreperla, fontane interne e giardini rigogliosi di buganvillee, aranci e limoni."

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Beit Aqqad a Damasco

27
apr 2006
di lauradb

 

Ecco Beit Aqqad, un tempo dimona di una ricca famiglia di mercanti di tessuti, adesso ospita l'Istituto Culturale Danese a Damasco. In questo salottino sembra ancora di immaginare ospiti e invitati. "Vieni a prendere un caffè (arabo) da noi? Prego, siedi pure."

Dalla Lonely Planet:"Divani e cuscini in seta ricamata bordavano le pareti degli ambienti rialzati e destinati a soggiorno. I pavimenti erano ricoperti da tappeti persiani sovrapposti l'uno all'altro e i letti erano racchiusi all'interno di enormi armadi a muro dietro porte dipinte. L'unico mobile a se stante era un grande baule con intarsi in madreperla che conteneva il corredo della sposa."

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Guardate che meraviglia di soffitto in legno a cassettoni intarsiati e dipinti in Beit Nizam! A volte dal soffitto scendono lampadari in cristallo colorati e decorati. La casa damascena settecentesca della foto adesso è organizzata intorno a due grandi cortili, quello sul retro abbellito da aranci e cespugli di rose. Chissà quante altre meraviglie si nascondono in case che i privati non hanno la possibilità di restaurare ed aprire al pubblico. E dire che i giovani damasceni hanno preferito lasciare il centro storico per acquistare appartamenti dotati sì di tutti i confort ma localizzati in anonimi palazzoni della periferia di Damasco ... che tristezza !

Un altro splendido dettaglio di casa damascena: Beit as-Sibai, costruita intorno al 1770 e restaurata con cura negli ultimi anni. Piccola, graziosa e molto accogliente è il tipo di posto dove non è difficile immaginarsi di vivere - infatti vi abitò l'ambasciatore tedesco. Ora è vuota, a volte è il set di alcuni film o come sede ministeriale ma il governo siriano non sa bene come utilizzarla :-(

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In ogni angolo della Damasco Vecchia ci sono botteghe artigiane di tutti i tipi, (ciabattini, sarti, ecc.), negozi di spezie e alimenti, tanta gente che osserva la merce e acquista, ecc. Pochi turisti, purtroppo.

Ci troviamo il venerdì all'uscita delle scuole prima delle feste (venerdì pomeriggio e sabato) e alcuni scolari ci fanno dei versi per strada.

Una recente legge impedisce di abbattere le case della Damasco Vecchia per costruire anonimi palazzoni e ci sono parecchie opere di ristrutturazione in corso. Servono tanti soldini per ristrutturare giardini, fontane, soffitti, ecc. delle case damascene perciò sono ammodernate solo quelle adibite a uffici pubblici o di rappresentanza. I privati non ce la fanno.

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Come non rimanere stupiti dai dettagli delle antiche case damascene ? Dei gioielli da scoprire passando attraverso portoni anonimi che all'interno rivelano: fontane, fiori e alberi, arabeschi delicati come ricami, marmi, lampadari, porte in legno intagliato e soffitti a cassettoni decorati. Sono patrimonio dell'UNESCO e alcune sono sede di uffici pubblici. Maktab Anbar è relativamente recente (1867) e persino eccessivamente lussuosa. Quando il suo ricco proprietario non potè più pagare le tasse, fu trasformata in scuola e adesso ospita gli uffici degli architetti responsabili della conservazione e recupero della città vecchia.

Seguendo le indicazioni della Lonely Planet, cerchiamo Palazzo Dah Dah. Il portone è veramente squallido ma la guida dice di suonare il campanello. Si affaccia una ragazza, la figlia del proprietario, che viene ad aprirci.  La casa è molto bella, con alberi di cedri e aranci, ma richiede dei lavori di manutenzione (notare). Mamma e figlia (libanesi, di una finezza incredibile) hanno un negozietto che vende souvenir per coprire le spese. Acquistiamo a poco un bicchiere e una ciotola da mettere in bagno (altro che plasticona Koh-I-Noor).

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Suq e Jabri House

27
apr 2006
di lauradb

Eccoci finalmente nel suq di Damasco, Suk al-Hamidiyya, la principale arteria del commercio cittadino, un lungo mercato coperto che conduce nel cuore della città vecchia in un'orgia di colori, merci, gente; tutti lì a concludere affari.  Via di mezzo tra galleria parigina e centro commerciale, si snocciola lungo una strada acciottolata su cui si affacciano eleganti empori. Un tetto a lamiera ondulata lascia filtrare solo pochi raggi di sole. Ed è sicurissimo: gira molta polizia (a differenza del mercato di viale Papiniano a Milano dove mi hanno sottratto in due secondi il portafoglio con contante appena prelevato).

Eccomi invece per una sosta rinfrescante a base di frullato di kiwi nel cortile restaurato e trasformato in caffè nella vecchia Damasco: Jabri House (Jabri è un poeta ed eroe dell'indipendenza siriana).  Nel cortile riccamente decorato è ospitato il bar-ristorante e si pranza e beve all'ombra dei gelsomini. Prezzi modici e tanta gioventù locale (i turisti in Siria, ahimè, son troppo pochi !). Diciamo che il frullato è la scusa per visitare questa casa damascena che, come le altre, ha un cortile interno con fontana centrale e una sala di ricevimento superiore.

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Un solo giorno per visitare Damasco non è sufficiente !
Decidiamo di saltare il Museo (anche se ricco di reperti interessantissimi di millenarie civiltà) e di dirigerci verso il suq e la città vecchia. Lungo la strada per la città vecchia passiamo attraverso bancarelle che sono divise per categoria merceologica: tutti i venditori di saponi, i ciabattini, i macellai, ecc. sono sistemati uno vicino all'altro. Mi colpisce in particolare questa bancarella che vende tartarughine, serpentelli e altri animaletti. Fino a un certo punto ci accompagna il figlio dell'agenzia locale ma non vediamo l'ora di andare da soli alla scoperta di Damasco vecchia.

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Scendiamo per colazione a Le Meridien di Damasco: roba da 1000 e una notte ! Da notare lo specchio, le sedie e il mobile con intarsi di madreperla WOW ! Colazione: di salato c'è dalla zuppa giapponese alle frittelle di formaggio locali alle uova cucinate come si desidera ... ma di dolce c'è una fantastica marmellata di petali di rosa, per entrare nella giusta atmosfera del Medio Oriente. Che favola !

"...nessun evento a memoria d'uomo si era prodotto nel mondo, ma Damasco era già lì, pronta a riceverne notizia. Vai indietro quanto vuoi nel passato, e Damasco c'è sempre stata... Essa ha assistito al tramonto di mille imperi e vedrà la caduta di altri mille prima di morire." Mark Twain, The Innocent Abroad, 1869.

Guida Lonely Planet della Siria alla mano, siamo pronti per immergerci nella Damasco città vecchia. Abbiamo deciso di visitare le antiche case damascene e la Moschea più grande della Siria. Poi dobbiamo fare networking con i siriani e siamo curiosissimi di conoscerli !

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